Marged Trumper: "La musica indiana è filosofia in azione, non conosco nulla di più vicino all’infinito"

3' di lettura 09/07/2021 - Marged Trumper, indologa e cantante, studiosa di musica indiana e docente di lingua hindi e canto indiano al Conservatorio di Vicenza.

Come si è avvicinata alla musica indiana?

Il canto è una passione che ho fin da piccola e all’Università mi sono specializzata in lingua e letteratura hindi. In quel periodo ho unito due passioni grazie ai seminari del Centro di Musiche Comparate della Fondazione Cini di Venezia, dove ho intrapreso la conoscenza della musica indiana vocale. Da oltre vent’anni continuo il mio percorso nella tradizione vocale colta del Nord India con grandi maestre come la leggendaria Girija Devi di Benares, oggi scomparsa, e la sua allieva di punta ed erede artistica Sunanda Sharma. Sono state le gradi ispirazioni della mia passione e della dedizione al canto classico indiano. Se oggi continuo in questo percorso e insegno al Conservatorio di Vicenza questa disciplina particolare, lo devo alla loro apertura nell’affidarmi le conoscenze della tradizione da passare a mia volta a chi ne intuisce la profondità. Questo filo ininterrotto è un concetto molto importante nella musica indiana, ci si sente parte di una lunga e solida catena.

Quali connessioni ha il tema dell’infinito, che quest’anno guida il Festival epicureo, con la musica indiana?

In parte ho già accennato che la musica indiana si collega a una tradizione ininterrotta, ma anche viva e in continuo divenire, perché ogni nuovo anello aggiunge la sua voce e la sua visione forte degli insegnamenti di chi è venuto prima. Come occidentale che è entrata in un contesto così io posso, per esempio, aggiungere il mio contributo come ambasciatrice di una cultura ricca che mi ha ispirata. Ma oltre a questa catena ininterrotta, mi piace condividere la mia personale interpretazione del concetto modale della musica indiana. Questo tipo di musica, infatti, viene eseguito in modo estemporaneo e sempre diverso, ma mantenendo strutture ed equilibri assodati. Ogni performance rappresenta il ciclo continuo e fasico dell’universo. Si parte dal silenzio e vi si torna, ma è come se non si terminasse mai, perché ogni nuovo ciclo termina all’inizio di quello successivo, ripetendo una sequenza graduale che, raggiunto l’acme, si riassorbe nel silenzio. Il mezzo per manifestare questo è il concetto modale di raga, una parola sanscrita che significa ‘passione’ e in musica indica uno stato d’animo legato a una stagione, a un orario, a un archetipo espresso in modello di improvvisazione melodica. La musica indiana è filosofia in azione, o, se vogliamo, una contemplazione estetica creata dall’interazione tra performer e pubblico. Non conosco nulla di più vicino all’infinito. Al festival vorrei soprattutto introdurre il pubblico con un assaggio di questa forma d’arte.

La voce è lo strumento per eccellenza in India e mi accompagnerò con lo strumento di bordone detto tanpura del dimostrare alcuni dei generi vocali principali e come declinano la forma del raga.

Visto che si è nel contesto del festival epicureo, c’è anche una possibile connessione con il tema del piacere nella musica indiana?

Sicuramente, il raga è fortemente legato alla risposta emotiva e alla teoria antica del rasa, l’essenza estetica. In sostanza, già gli antichi riconoscevano una valenza catartica alla musica colta indiana. Inoltre, alcuni generi tipici della scuola stilistica di Benares nella quale mi sono formata, sono basati sull’espressività e la mistica romantica che ricreano un notevole pathos in grado di coinvolgere l’ascoltatore.


La partecipazione a tutti gli eventi del Festival Epicureo è gratuita, ma è necessario prenotare via mail scrivendo a infinito@epicuro.org.


da Claudia Chiappalupi
claudia@epicuro.org







Questa è un'intervista pubblicata il 09-07-2021 alle 19:56 sul giornale del 12 luglio 2021 - 150 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, festival epicureo, Claudia Chiappalupi

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